Lo stucco forte veneziano

Dall’aspetto naif e quasi surreale, gli stucchi che decorano Ca’ Marcello costituiscono eleganti presenze in ogni ambiente della villa. Rappresentano i soggetti più disparati, dalle scene allegoriche ai paesaggi campestri, attraverso animali fantastici e dame in vesti succinte o abbigliate con simpatici cappelli.

Il ciclo di stucchi presente a Ca’ Marcello risale presumibilmente alla metà del Settecento, periodo in cui furono realizzati anche gli affreschi del salone da ballo su commissione della famiglia Maruzzi, all’epoca proprietaria della villa.

La maggior parte degli ambienti della villa è arricchita da decorazioni plastiche raffiguranti differenti soggetti, alcuni realizzati su cartoni di Giuseppe Zais: capricci e paesaggi, animali esotici e fantastici, miti antichi e maschere. Un mondo variopinto che distingue il carattere di ogni singola stanza.

Gli ambienti del piano nobile sono sicuramente quelli che accolgono gli stucchi più elaborati e affascinanti. Qui essi hanno un ruolo preponderante, sostituendosi  alle decorazioni pittoriche, incorniciando specchi e porte, ovunque adornando intere pareti a bassorilievo.

Salone da ballo

Nel salone da ballo le incorniciature a stucco degli affreschi ricoprono un importante ruolo, circondando le storie di Alessandro Magno come preziosi quadri e creando nel soffitto un’apertura elaborata su un cielo affollato di divinità dell’Olimpo.

Le pareti sono impreziosite da specchi con cornici di stucco che hanno alla sommità testine femminili. Ogni cornice è sostenuta da illusori cordoncini di stucco dipinti di ocra che formano ampi fiocchi.

Completano elegantemente la decorazione dell’ampia sala alcuni riquadri posizionati sopra le porte, amorini allegri e spensierati e divertenti maschere di gusto grottesco collocate sugli ingressi del ballatoio.

Camera della peschiera

La stanza è dominata da tre grandi quadri a stucco raffiguranti personificazioni allegoriche. Il quadro centrale ospita la Virtù fluttuante tra soffici nuvole che guarda la Grazia di Dio, una giovane che sostiene la cornucopia, indicandole un uomo barbuto e attempato, il Merito.
Il messaggio dell’opera sicuramente riguarda le vicende dei proprietari della villa: la loro ricchezza è donata dalla Grazia di Dio, si basa sulla Virtù e premia il Merito.

La Virtù torna protagonista del secondo stucco dove viene incoronata con l’alloro dalla Fama e con un gesto plateale scaccia l’Invidia, qui rappresentata magistralmente come una vecchia donna, con le serpi tra i capelli, nell’atto di mordersi le mani.

Sempre la Virtù è figura di primo piano nell’ultimo quadro dove conduce Ercole verso l’Immortalità.

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Camera dello specchio

In queste stanza le decorazioni sono animate da giochi di diversi tipi di uccelli, come pappagalli, cicogne e pellicani. Si trovano anche affascinanti e prosperose dame, draghi e sfingi.
Anche qui sono presenti paesaggi pastorali che rievocano alcuni aspetti della vita in villa.
Lo specchio centrale, dal quale la stanza prende il nome, è reso monumentale da un’elaborata cornice a stucco ricca di volute.

Camera estiva

In questa camera i quadri a stucco ricordano ambienti bucolici e rappresentano momenti campestri e svaghi della villeggiatura. Si percepisce lo stile naif e una dimensione fantastica che unisce elementi locali a particolari orientaleggianti.

I medaglioni con busti femminili ricordano che questa camera era utilizzata da nobildonne: ogni ovale infatti contiene un busto di dama che rappresenta una particolare acconciatura riservata alle nobili veneziane.

Camera padronale

Qui sono presenti graziosi ovali sovrapporta raffiguranti la Nobiltà, la Liberalità e la Fecondità. Le pareti sono invece occupate da ampi paesaggi campestri, abitati da rovine classiche, cavalieri, animali esotici, musici e contadini.

Bibliografia

Monica De Vincenti, Simone Guerriero, Gli stucchi di Villa Maruzzi-Marcello a Levada di Piombino Dese, in L’arte dello stucco in Friuli nei secoli XVII-XVIIl. Storia, tecnica, interconnessioni, atti del convegno internazionale (Passariano-Udine 24-26 febbraio 2000), a cura di G. Bergamini, P. Goi, Udine 2001, pp. 187-198